di Valeria Saggese
A Vienna si respira Musica e non solo perché la città ha dato lustro ai più grandi compositori. In questo luogo sono nati Johan Strauss e Schubert, ma è facile sentire anche l’anima di Mozart, di Beethoven, di Malher, oppure quella di Brahms che qui ci hanno vissuto.
Un altro “viaggio nel viaggio” che mi ha caricata di energia positiva è l’esperienza fatta alla Casa della Musica (Haus der Musik). Un percorso di ascolto, movimento, immagini che vale la pena fare almeno una volta nella vita. Il museo si trova all’interno di palazzo Erzherzog Karl e si sviluppa nei suoi cinque piani. Ci sono cose che non è facile descrivere perché ogni parola potrebbe circoscrivere e ridimensionare la realtà e questo è proprio il caso.
Come raccontare che ho diretto la Filarmonica di Vienna (o meglio la proiezione virtuale). I professori d’orchestra sono molto severi e guai a sbagliare il tempo! Girando tra le stanze ti trovi faccia a faccia con l’ologramma di Beethoven, di Mozart, oppure puoi giocare con Namadeus, (ispirato al gioco musicale di Mozart KV 516f). In un’altra stanza, muovendo il corpo si producono musica e immagini. I gradini sono tasti di pianoforte che suonano e il corrimano è il pentagramma. In alcune stanze la musica classica si fonde con la musica elettronica e i corridoi conducono tra installazioni futuristiche pregne di passato. Vi è uno spazio riservato alla Sonosfera.
All’interno vi è anche il Museo della Filarmonica di Vienna e alcune mostre interattive sugli aspetti classici e moderni della musica.
Un viaggio destinato non solo agli addetti ai lavori ma pensato per tutti e adatto ai bambini. Un’esperienza catartica che promuove la musica gratificando i sensi à tout court, in cui si è attori in prima persona e dove si può interagire con il suono. Un plauso a questo luogo fantastico.
Palazzo Belvedere è una tappa da non perdere per chi ama l’arte e per chi vuole seguire le orme di Klimt, ma c’è anche l’Albertina al centro della città.
Vienna è anche un luogo per chi ama le “favole” perché qui c’è lo spirito della principessa Sissi, l’imperatrice Elisabetta, che attraverso il film interpretato da Romy Schneider ha fatto sognare diverse generazioni. Dunque, storia e favola che si fondono perché l’irrequieta principessa, divenuta Imperatrice, non tollerava per davvero il rigido protocollo di corte, così oltre a romperlo più volte, viaggiava tanto per curare le sofferenze che somatizzava tra le mura di palazzo Hofburg.
Le mete dei viaggi sono interessanti soltanto perché c’è il viaggio che le unisce. Se dovessi arrivare da qualche parte e sapessi che mai più nulla potrebbe separarmi da quei luoghi, il mio soggiorno in paradiso diverrebbe un inferno.
Questo scriveva Sissi nei suoi diari e i suoi appartamenti con i suoi abiti, le sue porcellane, visitabili a Palazzo Hofburg, parlano molto di più di qualsiasi libro di storia.
Foto a cura di Valeria Saggese
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