di Valeria Saggese
Un viaggio a New York non è un semplice viaggio in America perché nella città che non dorme mai si entra all’improvviso a contatto con diverse culture, diversi suoni e in pochi istanti ci si può trovare dall’altro capo del mondo senza essersi realmente spostati.
Una volta arrivati all’aeroporto JFK o, volendo anche a Newark in New Jersey, è costume correre subito a Manhattan, il cuore della grande mela, la parte più conosciuta di New York.
C’è chi parte dal famosissimo Central Park, set cinematografico di tanti film di Hollywood e percorrendo la Broadway boulevard raggiunge sud Manhattan, ossia il financial district, quartiere finanziario dal quale già si può intravedere la statua della libertà, che si può raggiungere con dei battelli e il ponte di Brooklyn.
Sempre per gli amanti del Jazz, vicino alla gettonatissima Time Square c’è il Birdland. Siamo in piena Broadway. Altri due club da non perdere sono il Village Vanguard e lo storico Blue Note a Greenwich Village, non lontano da Washington Square. Ma prima di arrivare qui, due tappe d’obbligo il Madison Square Garden, luogo-culto della musica e l’Empire State Buildindg per chi vuole sentirsi in cielo fra tanti grattacieli.
Eppure New York va oltre. Oltre Manhattan.
Harlem, ad esempio, è un tipico esempio di trasformazione, sia urbanistica che culturale. In passato quartiere black off limits, è diventato centro focale di cultura e gioventù. Renzo Piano ha disegnato il nuovo campus della Columbia University proprio dove in passato c’erano fabbriche e capannoni. Strutture create in ferro e acciaio che l’archistar lega al concetto di “fabbrica delle conoscenze”.
È vero che quando un quartiere si trasforma perde un po’ di identità storica, ma è anche vero che la metamorfosi cammina di pari passo con l’evoluzione qualora si sappia valorizzare anche quello che c’era, conservando in qualche modo la storia su cui costruire il nuovo.
Nessun commento:
Posta un commento