di Giorgio Coppola
La follia della poesia, o la poesia della follia? Studiare la biografia dei grandi artisti serve a capire cosa si cela dietro il gesto creatore di un’opera immortale. Al contempo, serve a scoprire che la vita artistica e quella biografica, spesso, viaggiano su binari paralleli, per incrociarsi in un solo punto. Ed è proprio in quell’attimo che esplode l’energia determinante la nascita di una supernova. Forse è proprio questo alla base del vagito dell’Universo, e noi, che ne siamo parte, restiamo la sua costante ripetizione.
La Fondazione che reca il suo nome, meritoriamente, porta avanti il progetto di sostenerne la memoria, e sarebbe un peccato non godere di questa esposizione, che copre tre diversi periodi, tutti, però, accomunati dagli stessi incubi che hanno attanagliato la vita del pittore. Nei quadri si alternano i combattimenti delle fiere - tigri, leoni, e ghepardi che lottano contro serpenti e altri animali, alla conquista di una preda -, a scene di vita contadina, fino alla sua faccia triste, dipinta sempre con la stessa smorfia, gli occhi rivolti a destra, e uno scavo sulla guancia. Su una parete, la televisione trasmette lo sceneggiato datato 1977 che ripercorre le tappe biografiche, con lo straordinario Flavio Bucci a interpretare un artista controverso e ai limiti della pazzia, che, però, sapeva dipingere le alienazioni che lo frustravano come solo i grandi geni hanno saputo fare (basta ricordare Vincenzo Gemito).
La mostra chiuderà il 28 gennaio 2018 e contiene oltre ottanta opere, tra dipinti, sculture e incisioni.
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