“GENESI è una chiamata alle armi” dice Lélia Wanick Salgado, moglie di Salgado e curatrice del progetto e della mostra, ma è soprattutto un atto d’amore dovuto verso il mondo che abitiamo, consapevoli che l’uomo ed il suo ingegno, spesso, non hanno cercato di preservarlo adeguatamente. “Non possiamo continuare ancora ad inquinare terreni, acqua e aria. Dobbiamo agire adesso per preservare le terre e i mari incontaminati, per proteggere i santuari naturali di animali e antichi popoli. E possiamo spingerci oltre, cercando di riparare ai danni che abbiamo causato.”
Salgado e Lélia, brasiliani profondamente legati alla loro terra d’origine, si sono impegnati in prima persona ed hanno speso molto delle loro energie per riforestare una grande parte della loro terra e attraverso la loro fondazione no profit hanno letteralmente piantato circa due milioni di alberi di duecento specie diverse.
La mostra è bellissima. Un allestimento semplice ed efficace assolutamente in linea col tema trattato ed è soprattutto un invito a conoscere tutto il lavoro di Salgado che ha speso una vita a raccontare il mondo con la sua fotografia, divenuta strumento ad imperitura memoria di tanti di momenti magici che la natura offre all’attento osservatore ma anche impietosa denuncia quando ritrae gli uomini e le conseguenze del loro operato.
Cinque sono le sezioni in cui è suddiviso il percorso della mostra. Il Pianeta Sud, I Santuari della Natura, l’Africa, Il grande Nord, l’Amazzonia e il Pantanàl.
Genesi è il tentativo del fotografo di realizzare un atlante antropologico del pianeta, ma è anche un segnale d’allarme che ci avverte, foto dopo foto, che il luogo in cui viviamo va tutelato e rispettato a tutti i costi perché, il pianeta è quello che noi siamo ed è l’unico luogo dove possiamo vivere.
La mostra “Genesi” è curata da Lélia Wanick Salgado, moglie dell’artista, su progetto di Contrasto e Amazonas Images ed è frutto della collaborazione di Civita Mostre con l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli.
Umberto Mancini
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