L'inchiesta, è coordinata dalla pm Elena Guarino con il procuratore aggiunto Luigi Alberto Cannavale e le misure sono state emesse dal giudice Piero Indinnimeo.
Le indagini effettuate hanno consentito addirittura di riprendere il denaro, le mazzette, chiamate in codice "mozzarelle", che veniva dato a titolo di corruzione, tramite i due dipendenti amministrativi che trattenevano la loro quota -parte, ai due Giudici Tributari. Il passaggio di denaro avveniva sempre in contanti il giorno prima della decisione della Commissione Tributaria Regionale ed in luoghi particolari, quali l'ascensore della Commissione. In un caso, il,Giudice, non soddisfatto, ha persino preteso una integrazione della somma già ottenuta, minacciando un provvedimento non in linea con le aspettative del corruttore.
per ottenere sentenze favorevoli ai Giudici venivano elargiti tra i 5 e i 30 mila euro, con promesse ulteriori di altre utilità come ad esempio, l'assunzione del figlio di un Giudice da parte di una delle società coinvolte oppure la concessione in uso gratuito di un appartamento in città.
Sono 10 le procedure individuate il cui iter è stato condizionato dalla corruzione , decise con sentenze favorevoli, con l'azzeramento dovuto al fisco per per le imposte evase, gli interessi maturati, le sanzioni comminate. Da una prima stima le imposte evase, gli interessi maturati e le sanzioni amministrative annullate con le decisioni condizionate dalla corruzione ammontano a circa 15 milioni di euro. Una società di Siano, per esempio, con questo sistema di corruzione, ha ottenuto la cancellazione di un debito di oltre otto milioni di euro; per un'altra a Salerno, la somma contestata ed annullata raggiungeva quasi il milione di euro. Oltre ai provvedimenti cautelari sono state eseguite perquisizioni negli uffici della Commissione Tributaria e nelle abitazioni e negli studi professionali degli indagati. Ad uno dei dipendenti della Commissione Tributaria sono stati rinvenuti e sequestrati oltre 50 milioni di euro in contanti.

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