Si è conclusa, così come era iniziata, con un trionfo di ascolti di 5 milioni e 800mila spettatori la fiction creata da Laura Toscano e Franco Marotta e diretta da Ricky Tognazzi "La vita promessa", proposta al pubblico da Rai 1. Genere drammatico, un intreccio di amore, passioni, vendette, sete di libertà e giustizia, tradimenti e matrimoni per procura, fanno di questa fiction uno spaccato ben reso di una famiglia siciliana negli anni '20, sbarcata nella Grande Mela con il sogno di una vita migliore, lontana dai soprusi della Mafia. Ma è proprio nella sognata America che si troverà a fare i conti con altri soprusi ed altri dolori.
Nel cast, accanto ai tanti personaggi tra cui spiccano una intensa Luisa Ranieri nei panni di Carmela Carrizzo, una variopinta Lina Sastri, Thomas Trabacchi, Cristiano Caccamo, emerge un volto salernitano che di strada ne ha fatta: parliamo di Yari Gugliucci nei panni del Policeman Ardigò che nella fiction muore trucidato in un agguato mafioso.
Intanto, proprio oggi, esce al cinema “Non è vero ma ci credo”, opera prima del regista Stefano Anselmi, Notorius Pictures, dove nel cast ritroviamo Yari nei panni di Ciro, in una storia incentrata su due amici uniti in una serie di business fallimentari fin quando non decidono di aprire un ristorante vegetariano, per poi convertirlo in una bisteccheria per compiacere un critico culinario…
-Come ti sei trovato a vestire la divisa?
“Un bel ruolo quello che ho interpretato. Il Policeman Ardigò incarna la bontà degli italiani, come Frank Serpico, poliziotto italo americano, che ispirò il film del 1973 diretto da Sidney Lumet ed interpretato da Al Pacino. Ardigò rappresenta l'Italia dei sentimenti buoni, incarna la sfera positiva del mondo, proprio perchè nel film, a causa della povertà e della fragilità, qualcuno rischia di perdersi. E’ un bel personaggio con uno sguardo vigile sui ragazzi che cerca di condurre al di là della linea del male, è il classico personaggio che dà serenità. In genere quello del poliziotto è un ruolo a cui la cinematografia si è sempre interessata. Ricordiamo Joe Petrosino, il poliziotto italiano della fine dell'800 naturalizzzato statunitense, originario di Padula, paesino del salernitano, protagonista della lotta al racket in America che trovò la morte, anch’egli sotto i colpi di una mitragliatrice, a Palermo. Fu interpretato da Leonardo Di Caprio nel film tratto dal romanzo "La mano nera: la vera storia di Joe Petrosino”, scritto da Stephan Talty". Andando avanti nel tempo, altro poliziotto indimenticabile è stato l'Ispettore Roberto Mancini, morto nel 2014, primo ad aver indagato con la sua squadra sullo sversamento illegale di rifiuti speciali e tossici nei territori della Campania, indicati poi "terra dei fuochi" e sulle attività collegate della camorra. Più recentemente, "The Mysteries of Laura", è una serie televisiva statunitense che ricordo, trasmessa tra il 2014 e 2016, che narra di Laura Diamond, detective che si occupa di omicidi per il dipartimento di polizia di New York."
“Tutti fummo stranieri"...è proprio il caso di dirlo...I tempi cambiano ma le situazioni si ripetono Anche noi italiani giungevamo a Ellis Island, principale punto d'ingresso per gli immigrati che sbarcavano negli Stati Uniti..."
-Nella tua carriera d’attore cosa porti con te, tra i ricordi di Salerno?
“ La spiaggia di Santa Teresa dove amo andare e l’odore di muffa del sottoscala del Teatro San Genesio di Salerno. La paura, quella paura creativa che ti portava ad impegnarti nel ruolo che interpretavi. In totale porto con me “l’odore della disciplina” che ti fa arrivare in anticipo a teatro e ti fa dare il massimo, questo lo impari fin dai primi passi. In scena mi chiudo in una sorta di religioso silenzio; è come essere uno steward su un aereo, sei tranquillo, ma sai che sei sempre su un aereo…”
-Ultime esperienze lavorative e progetti futuri?
“Sicuramente Robert De Niro, Woody Allen, che per il terzo anno consecutivo mi ha voluto al Carlyle Hotel dove darò vita ad una performance prima del concerto jazz della Eddy Davis New Orleans Band in cui il maestro Woody Allen suona. Poi la grande Lina Wertmuller con cui c’è un’amicizia sincera e bella, e altra persona è Terry Gilliam…regista di “L’uomo che uccise Don Chisciotte”, in cui ho avuto l'onore di un mio piccolo ruolo. Abbiamo una foto insieme al Festival di Venezia, sul Red Carpet dove ho scambiato battute di cinema brillante per pochi minuti, ed è scattata una grande empatia”.
Cosa ti porti del Meridione d’Italia?
Chi è l’attore per te oggi? Tre aggettivi per tratteggiarlo…
“Deve essere “debuttante” sempre… Esibirsi come fosse sempre la prima volta. Deve essere “goliardico”, perché se ti manca l’allegria è finita; “ricco”, deve cioè arricchirsi della sua vita; Anna Magnani aveva una vita addosso. Oggi si vive solo di cellulare…"
-Un progetto che ti piacerebbe realizzare?
“Un figlio, ma la madre dovrebbe essere brava, visto che si ritroverebbe non uno ma due bambini!...”
Con l’ironia e la simpatia che lo caratterizza Yari Gugliucci mi saluta, con l’appuntamento preso per una prossima intervista…magari dopo aver visto il film in uscita oggi!
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