Dire no ai soprusi, dire no alle prevaricazioni ed alla violenza sulle donne. - di Antonietta Doria-
India, Indonesia, Iraq, Malesia, Emirati Arabi Uniti e Israele, mancano indagini statistiche attendibili. In America Latina (Colombia, Perù), e in altri paesi dell’Asia e dell’Africa (Oman, Sri Lanka, Rep. Dem. del Congo) dove tale pratica non è mai diventata una tradizione vera e propria, vi sono comunque moltissimi casi.
Si tratta di una pratica tribale, ancora molto diffusa nel mondo, vietata universalmente dall'ONU, che prevede le mutilazioni ed escissioni genitali femminili (MGF), Female Genital Mutilation, legata strettamente alla cultura del luogo. Qui, uomini e donne la ritengono una pratica assolutamente normale. La mutilazione dei genitali esterni nelle bambine tra i 3 ed i 12 anni, diviene un rito di passaggio all'essere donna o un requisito essenziale per il matrimonio che può determinare la morte di una madre o di un nascituro durante il parto. Un rito molto radicato, dunque, che àncora le sue radici nella tradizione, praticato spesso con lame sporche, lattine, pietre, in mancanza di strumentazione adeguata. Le cuciture, poi, vengono effettuate con spine di acacia, fili, stecche di legno. Come la tradizione detta, anche le donne adulte vengono sottoposte a ripetute infibulazioni, ogni qual volta i rispettivi mariti stanno lontano da casa per qualche tempo, essenzialmente al fine di controllarne il corpo e la sessualità. In ogni caso, ad ogni età, tante possono essere, ovviamente, i problemi legati ad essa: ferite dolorose, shock, ritenzione urinaria, lesioni, emorragia, più tardi difficoltà nei rapporti e durante i parti, malattie infettive, stenosi, cisti, dismenorrea.Al di là di tutto vi sono poi le conseguenze psicologiche di ogni donna che viene lesa.
Le mutilazioni sono dunque illegali, ma continuano ad essere realizzate in modo clandestino, prima con rituali di celebrazioni pubblici, ora tra le mura domestiche. Tante le bambine e ragazzine trascinate in Paesi tipo Kenya e Tanzania dove vige la cultura del silenzio. Serve sensibilizzare queste comunità, serve far arrivare la parola a chi non ha voce, serve curare tante cicatrici del corpo e dell'anima. Prima di tutto diffondiamo la corretta dicitura: è una pratica illegale e come tale deve essere combattuta, per ridare dignità alle tantissime donne vittime di una società mostru
osa che vede le donne come oggetti di cui disporre a piacimento.
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