Un fiore nero si alza e sboccia dalla cima di una montagna, “Les Fleurs du mal”, non quello di Baudelaire ma quello del Vesuvio, che sbocciando ricopre tutti i terreni che lo circondano. La mattina del 24 Agosto del 79 d.C. si alzò una colonna per oltre 32 chilometri. Le pomici e le ceneri arrivarono nella stratosfera, una pioggia di cenere e lapilli ricadde al suolo seppellendo una vasta zona a sud del vulcano, cancellando la vita in quelle zone per centinaia di anni.
Sin dal ‘700 si iniziò a scavare alle pendici del Vesuvio ma sempre in direzione del mare, verso Pompei, Ercolano, Stabia. L’altro versante invece, quello a nord, è stato sempre considerato poco interessante da un punto di vista archeologico. Ed invece non è stato così. Negli anni trenta, casualmente, durante dei lavori agricoli in località Starza della Regina, vennero alla luce delle poderose strutture murarie di una villa romana del I° secolo d.C., fatto importantissimo per l’epoca in quanto sotto il regime fascista, per creare degli antecedenti culturali, si cercavano le sue origini nella grandiosità della Roma Antica. Considerando la monumentalità dell’edificio e la sua ubicazione nell’ antico territorio di Nola, si ipotizzò che la villa potesse essere la residenza dove morì l’Imperatore Ottaviano Augusto. Per Mussolini, che stava creando “l’Impero”, era importante avere delle testimonianze relative al fondatore dell’Impero Romano, per poter brillare di luce riflessa. Quindi, l’ipotesi che questa potesse essere la villa dove era morto Augusto era gradito al Duce, anche perché in un passo di Svetonio delle “Vite dei Cesari” si ricordava che la morte del fondatore dell’impero era avvenuta a Nola nella casa del padre, fatto confermato anche da Tacito negli Annali, in cui precisava: nella casa del padre “apud Nolam”.
Nel 1932 l’archeologo Matteo Della Corte, direttore degli scavi archeologici di Pompei, insieme all’ amico Alberto Angrisani - un farmacista di Somma Vesuviana - riportarono alla luce colonne e capitelli di marmo, pavimenti in mosaico, bellissimi frammenti statuari di un personaggio in abito eroico e stucchi policromi. Ma, nonostante il grande interesse suscitato, per mancanza di fondi non si poté andare avanti con gli scavi. Poi venne la guerra e questo sito ricadde nell ’oblio. Solo nel 2002 si è ricominciato a parlare di un’ evenienza di cui era rimasto solo un labile ricorda, grazie a qualcuno che arrivava da molto lontano, dall’ Università di Tokio.
Masanori Ayoagi, un archeologo di fama mondiale, che da oltre 40 anni lavora a degli scavi in Italia e nel 2002 avrebbe voluto aprire un nuovo cantiere a Pompei. Ma l’archeologo De Simone ha un’intuizione, e convince Masanori Ayoagi che la vera sfida è scavare dall’ altra parte del vulcano. I due archeologi partono proprio dai diari di Della Corte e, grazie alle sue mappe, individuano facilmente il luogo dello scavo. Al suo posto era stata costruita una casa colonica nei cui muri vengono trovati detriti provenienti dalla villa sottostante. E così iniziano a scavare. Con le tecnologie di scavo moderne i lavori procedono rapidamente tanto che, finora, hanno riportato alla luce più di 2500 metri quadrati della villa. La prima domanda che gli archeologi si sono posti è stata se fosse realmente quella la villa dove si era spento Augusto. Perciò, di importanza fondamentale era scoprire il periodo durante il quale essa era stata sepolta. Era la lava del 79 d.C. che l’aveva nascosta sotto metri e metri di materiale?
La dinamica eruttiva del 79 d.C. su questo versante del Vesuvio è stata completamente diversa, perché i venti hanno trasportato il grosso dei detriti verso Ercolano e Pompei. Infatti, a Pompei il Vesuvio ha depositato diversi metri di detriti, mentre qui pochissimi. Perciò, i materiali venuti alla luce, non erano del 79 d.C. ma erano relativi ad un evento avvenuto in un’epoca tardo–antica, conosciuto come “eruzione di Pollena” del 472 d.C. Di conseguenza, alla luce delle nuove scoperte, questo non può essere il palazzo di Augusto. Notizia molto importante, perché si è sempre creduto che, dopo l’eruzione del 79 d.C., la zona fosse stata abbandonata. Invece non è stato così!
Gli Angioini le scelsero come sede stabile per la loro dimora estiva. Somma Vesuviana è ricca di storia; è stata una città bella e fiera, sede di regnanti che l’hanno arricchita di monumenti e palazzi prestigiosi. Da visitare è l’antico borgo di “Casamale” (il nucleo di Somma Vesuviana), che si conserva ancora integro nonostante le alterazioni di molti edifici con rifacimenti in calcestruzzo, anche per la mancanza di un piano di recupero! Il borgo conserva ancora il suo impianto medievale, è completamente circondato dalle antiche mura aragonesi, da cui il toponimo “Terre Murate” ancora in uso. Il borgo è ricco di viuzze strette ed archi, abbelliti da imponenti portali e basamenti di piperno, su cui si affacciano interessanti elementi architettonici risalenti ad epoche successive. Qui si trovano la Chiesa di Santa Maria della Sanità, il Convento dei Padri Eremitani di Sant’Agostino ed i palazzi Colletti – Orsini e Basadonna. Maggiore imponenza hanno i palazzi del cinquecento, seicento e settecento schierati sull’ antica piazza del Trivio e su via Casaria, ove gli spazi più ampi a disposizione hanno permesso l’ingigantirsi delle piante e delle facciate.
Nei tre giorni della festa i vicoli del Borgo medievale, addobbati con felci, rami di castagno, catene di carta colorata, palloncini colorati, sono illuminati da migliaia di piccole lucerne ad olio disposte su delle strutture di legno che hanno una forma geometrica tipica per ogni vico: cerchi, quadrati, rombi, triangoli. Poi uno specchio posto in fondo al vico allunga il tunnel di luci, dando un senso enigmatico, di magia, di incantesimo trasmettendo a volte un senso di inquietudine .La vicenda è densa di mistero. Inoltre, bravi ed appassionati artigiani espongono i loro lavori, mettendo in luce un passato su cui continuare a costruire , un passato che affascina e coinvolge non solo i suoi cittadini ma anche i visitatori. “ Un teatro era il paese, un proscenio di pietra grigia, una festa di mirabilia. E come odorava di gelsomino sul far della sera. Non finirei mai di parlarne … di Somma Vesuviana!”
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