Quanti salernitani hanno conosciuto e bevuto l’acqua Vitologatti? Di sicuro quelli della mia generazione , nati negli anni settanta, sì!
La storia dello stabilimento Vitologatti non è recente, come molti potrebbero pensare, ma la sua nascita risale alla seconda metà del XIX secolo. Ci troviamo nell’area nord di Salerno, precisamente nel quartiere Fratte, lungo la sponda del torrente Grancano, dove già negli anni ’70 dell’ottocento erano presenti tre sorgenti di acque minerali con un piccolo stabilimento in prossimità delle stesse.
Si pubblicava anche il tariffario dei bagni, divisi in fresco e in temperato con doccia, e doccia ed irrigazione. Nel 1894, a cura dell’Ingegnere Antonio Rossi, un’ulteriore e più dettagliata planimetria della Vitologatti (custodita nell’Archivio di Stato di Salerno) evidenzia le tre sorgive con le lettere A-B e C. Le sorgenti erano rinchiuse in piccoli casotti e quella indicata con la lettera B era utilizzata esclusivamente per i bagni termali , divisi in caldi e freddi, mentre per le altre, l’acqua veniva direttamente imbottigliata. A fine ottocento venne pubblicato un opuscoletto firmato dal Dott. Salvatore Marano con una relazione riguardante le caratteristiche idrogeologiche dell’acqua minerale di Fratte di Salerno, caratteristiche rimaste immutate fino alle ultime analisi effettiate agli inizi degli anni 2000.Venti anni dopo, precisamente nel 1823, un’ulteriore perizia dell’Ingegnere Ernesto Ferruzzi, ben dettagliata nella sua rappresentazione planimetrica, riporta su carta tutta la proprietà della Società Commerciale Vitolo-Gatti in Contrada Brignano presso Fratte di Salerno.
L’acqua era utilizzata solo per l’imbottigliamento dato che lo stabilimento termale era entrato in disuso, sebbene la Vitologatti abbia fatto parte della vita dei salernitani per decenni e per tutto il XX secolo! Le sorti della società, dopo un forte rilancio pubblicitario avvenuto alla fine degli anni ’90 dello scorso secolo, purtroppo iniziarono a non essere positive con il XXI secolo. Ricordo, nel luglio del 2002, una interessante iniziativa voluta dall’Archivio di Stato dal titolo “ Le acque minerali Vitolo-Gatti nella Valle dell’Irno ( secoli XIX – XX ), accompagnata da una mostra documentaria e iconografica presente nello spiazzo dello stesso stabilimento. All’inizio di questo decennio, dopo una proceduta fallimentare, l’area venduta a un’impresa edile, diventa nel frattempo scenario per l’impianto di un complesso residenziale, un grattacielo vagamente ispirato al modello del bosco verticale milanese ((a fortissimo impatto ambientale ), accompagnato dal volere della Ragion di Stato di applicare un conseguenziale cambio di destinazione d’uso dell’area.
Stando al progetto, soltanto la vecchia ciminiera dovrebbe essere recuperata e illuminata, mentre l’acqua nelle sorgive verrebbe portata all’interno di una fontana posizionata in una piazza pubblica, quasi una sorta di contentino concesso al popolo salernitano!
Come si può procedere con leggerezza alla cancellazione di un’opificio storico ottocentesco a tutt’oggi in buon stato di conservazione? Non sempre si può accettare l’interesse privato a discapito di quello comune. L’opificio storico potrebbe diventare un luogo di aggregazione pubblica, una SPA ( Salus per Aquam ) o un centro benessere accompagnato da negozi, verde attrezzato e luoghi d’interesse culturale. E’ dovere di tutti salvaguardare il nostro territorio che, urbanisticamente parlando, negli ultimi anni è stato letteralmente violentato. Spero davvero che questo ultimo lembo di terra non subisca ulteriori scempi, e resto con la speranza che l’intervento futuro su tale luogo sia veramente rispettoso della sua memoria storica.
Le foto esterne della Vitologatti sono state gentilmemte concesse da Pasquale Mastroroberto.Le foto delle planimetrie e degli elaborati storici sono dell'Architetto Daniele Magliano
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