Cominciamo dalla fine, dall'ultima puntata. Ieri, su Canale 5 si è conclusa "Liberi sognatori", una serie di fiction per non dimenticare chi ha combattuto la criminalità organizzata, pagando con la vita. Andiamo a fondo e rispolveriamo storie vere di uomini e donne coraggiose che non hanno taciuto, girando la testa dall'altra parte, ma hanno difeso la verità, la giustizia, il bene ed in questo caso, la bellezza.
La storia raccontata ieri "Renata Fonte. Una donna contro tutti" è quella di Renata Fonte e della sua lotta alla speculazione edilizia per salvare la bellezza del suo Salento, soprattutto nel territorio di Porto Selvaggio, credendo in un turismo legato alla natura incontaminata. Il film diretto da Fabio Mollo è stato girato proprio a Nardò, (Lecce), dove si svolgono i fatti.
E' qui che Renata nasce nel 1951 e qui, giovanissima, entra in politica tra le fila del Partito Repubblicano. Viene eletta nel 1982 prima donna Assessore alla Cultura ed alla Pubblica Istruzione e viene assassinata il 31marzo 1984,sempre a Nardò, a soli 33 anni, per mano di due sicari. Lei stava tornando a casa, dopo un'altra giornata trascorsa a lavorare intensamente per quel territorio così conteso, proteggendone la struggente bellezza paesaggistica, evitando abusi edilizi.
Per quanto riguarda l'assassinio, ne sono stati individuati e condannati gli esecutori materiali: Giuseppe Durante e Marcello My; gli intermediari, Mario Cesari e Pantaleo Sequestro insieme al mandante di primo livello, Antonio Spagnolo, collega di partito di Renata e primo dei non eletti alle elezioni amministrative. La sentenza di primo grado della Corte d'Assise di Lecce ha dichiarato però la presenza di altri personaggi, non identificati, che con l'elezione di Renata Fonte avrebbero visto la fine dei propri interessi personali. Eppure, ancora oggi, risulta non del tutto chiaro il movente dell'assassinio.
Oggi, la zona di Porto Selvaggio è stato dichiarato Parco Naturale Regionale. La lotta di Renata non è stata vana.
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