In una mattinata spazzata dal vento che rendeva la Villa Comunale di Napoli un luogo “d’altro tempo e d’altra vita”, la Casina Pompeiana ha rappresentato “un percorso sicuro”!
Il 10 Febbraio Campania Felix, un’associazione che cerca di promuovere la cultura napoletana in ambito nazionale ed internazionale, e l’ Associazione Alef esoterica, che si occupa di approfondire il significato dei simboli ed il loro linguaggio, a cura del prof. G.F.Carpeoro, hanno offerto un’interessante seminario su : “Labirinti e Percorsi Alternativi”.
” -insieme- con il verbo greco “ballo”-getto e quindi, letteralmente, “getto insieme” o meglio “metto insieme”. Ognuno di noi parte dal simbolo per arrivare da qualche parte. In effetti tutta la realtà che ci circonda, ovvero tutto quello che osserviamo e di cui parliamo, necessita della mediazione dei simboli per collegare una realtà tangibile ad una puramente intellegibile.
Il simbolo è una rappresentazione, una presenza scenica complessa che indica un piccolo universo di senso, di significato che, dalla superficie che appare, permette di scendere in profondità per arrivare all’archetipo. Il mito è una riproposizione di un archetipo. Per esempio, il labirinto e la spirale, sono l’archetipo del nostro patrimonio genetico, raffigurando un cammino, un percorso, l’emblema universale della ricerca dell’infinito e, dunque, del “non plus-ultra”, del non-limite da parte di noi esseri finiti e limitati. Da sempre, oltre ad essere il simbolo di un luogo, ci parla della complessità del mondo, della vita e della morte, del bene e del male, della perdizione e della redenzione.
Il labirinto, che rappresenta noi stessi, parla anche di solitudine, di angosce e di paure e non possiamo uscirne, possiamo solo muoverci al suo interno commettendo infiniti errori. Ma nulla vi è più importante degli error prchè gli errori le cose giuste. Il Labirinto più conosciuto è sicuramente quello cretese: il Dedalus dal quale si è potuti uscire in due modi. Uno con il famoso “filo di Arianna”, un gomitolo da srotolare all’andata per ritrovare l’uscita; l’altro volando come fecero Dedalo ed il figlio Icaro. Il filo di Arianna, è il filo mentale che tiene insieme e traccia i confini del nostro spazio esistenziale. Arianna rappresenta la nostra volontà razionale e, infatti, solo adottando un metodo possiamo arrivare al centro, vincere la lotta con “il male” e tornare indietro salvi, anche se trasformati ed iniziati ad una vita diversa. Concetto, questo, di cui si è appropriata anche la Chiesa Cristiana nel Medioevo.
Essa riscopre la potente forza trasformatrice del labirinto sulla psiche umana e lo propone come strumento meditativo, come simbolo di vita, morte e rinascita in Cristo. Il labirinto come vita, la vita come labirinto. Fortunatamente, però, alla fine di questo affascinante convegno non si è avuto bisogno né del filo di Arianna, né delle ali di cera di Dedalo per raggiungere il delizioso buffet premurosamente offerto dagli organizzatori: Vincenzo Bevilacqua, Carmine Andeloro, Ciro Marino, Francesco Marrazzo
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